“Cura in movimento contro la droga”

da Villa Maraini all’Abruzzo

Alcuni utenti del Centro Di Prima Accoglienza di Villa Maraini sono stati impegnati in una gita/seminario a Fontecchio in Abruzzo, ospiti di una struttura della Protezione Civile, con il supporto del Sindaco del paese Sabrina Ciancone. Il seminario, diretto da Emmanuel Gallot-Lavaleé trainer per clown in tutta Europa, aveva lo scopo di togliere ossigeno a quelle abitudini che spingono verso la tossicodipendenza.

Il focus sulla “pigrizia”, che rallenta il percorso di cura, per far uscire l’utente dalla propria “stanza”, vincere l’isolamento che l’assunzione di sostanze provoca ed il conseguente stato di disperazione. Il programma ha previsto:

  • sveglia alle 7 per fare ginnastica e giochi a digiuno, senza aver fatto colazione;
  • lezioni di mimo movimento cinese con Tai e Ci Cong;
  • training per diventare clown;
  • camminate, pittura, studio di favole zen, scrittura, danza, corsa, giocoleria, esercizi di fiducia e bagni nel lago e torrenti.

Tutto finalizzato al superamento dell’apatia, dell’uso ossessivo del cellulare e delle interminabili pause per fumare sigarette; tutti elementi che alimentano la pigrizia e favoriscono il rallentamento del percorso terapeutico, funzionale alla guarigione da tossicodipendenza.

Inizia il racconto della sua esperienza sul campo, Francesca, 38 anni, da Giugno in cura presso il Centro di Prima Accoglienza di Villa Maraini, dall’età di 14 anni nel mondo delle droghe con uso di canne, scivolata poi, sin dai 17 anni, nell’uso di cocaina e alcol:

“Eravamo tutti un pò sciettici, perché non ci veniva spiegato quello che dovevamo fare, anzi venivamo trascinati in un turbinio di attività utili a farci sperimentare un nuovo stile di vita,  anche attraverso il contatto con la natura, tutto utile a farci distrarre dall’idea fissa di consumare la sostanza”

Al racconto si aggiunge Luca, 48 anni, da Maggio in cura al Centro di Prima Accoglienza di Villa Maraini, dall’età di 12 anni utilizzatore di cannabis, poi dai 15 anni di cocaina,  per approdare dai 30 anni alla dipendenza da eroina:

“Partendo dal fatto che io sono un pigro e tendo a non fare un passo, pensa lo choc quando Emanuele ci ha detto che dovevamo camminare su e giù per la montagna anche sotto la pioggia, per trovare nuova energia, ci ha detto, che doveva nascere dal silenzio e dal contatto con la natura. Ovviamente ero rimasto indietro rispetto al gruppo, beh in quella solitudine, mi sono stranamente sentito bene. Sentivo gli uccellini cantare, alzando gli occhi, ho notato l’intreccio degli alberi che sembravano abbracciarsi mentre filtravano la luce del sole e per la prima volta la solitudine, invece di spingermi verso la sostanza, mi ha dato un’insolita sensazione di calma e serenità.”

Prosegue Francesca: “Io anche ho iniziato ad apprezzare quello che mi circondava come, per esempio, lo scoprire che le pietre hanno delle forme, una sembrava un drago, così ho pensato a quello che mi aveva detto il trainer “io non penso, ma ascolto la natura senza pensiero”. Per me è stato un concetto importante da capire, perché ogni volta che penso, mi viene in mente la sostanza che mi distrae da quello che mi circonda. Poi il bagno nell’acqua gelida del lago, altra esperienza pazzesca, ero piena di pregiudizi e paure poi mi sono lasciata andare, il freddo l’ho sentito ugualmente, ma è stato un superare una paura facendomi sentire vittoriosa.”

Luca: “io ho subito pensato che era una follia e che mi sarei ammalato, poi gridando insieme al gruppo, per far salire l’adrenalina, ho preso coraggio per tuffarmi e sono stato preso da una sensazione di libertà che non posso spiegare.”

Il training prevedeva anche delle lezioni per fare il Clown e di questo parla per prima Francesca: “A fare il Clown mi sono vergognata all’inizio, poi quando ho capito che era proprio quello che mi rendeva buffa, ad essere efficace, mi sono lasciata andare. Ho vissuto l’imbarazzo non più come una cosa negativa, ma come elemento utile per essere più capace in quello che dovevo fare. Sai per noi tossicodipendenti sentirsi buffi/inadeguati è la regola, quindi facciamo ricorso alla sostanza, che ci fa superare quel senso di inadeguatezza che sentiamo nei confronti dell’altro.”

Luca aggiunge: “ No no, io mi sono proprio divertito a fare il Clown, perché essendo uno che parla poco ed essendo anche un po’ impacciato, mi sono trovato proprio a mio agio, sentendo per la prima volta, che l’essere “stupido” era utile e bello al fine che avevo di risultare un bravo Clown.”

L’esperienza si è conclusa con la visita ad un centro anziani dove molti erano anche affetti da Alzheimer e Luca racconta che: “Ho curato mio nonno quando era nell’ultimo periodo di vita, soprattutto la notte quando gli altri dormivano e io stavo sveglio in preda all’ansia e imbottito di droga e medicinali. Andare in quel ricovero per anziani, mi ha allontanato dalla noia che spesso mi assale, facendomi affiorare molti ricordi dell’infanzia, come i luoghi dove siamo stati, in quell’Abruzzo dove ho passato l’infanzia,  proprio nella casa con i miei nonni.”

Francesca invece spiega che: “Ho avuto un momento a contatto con quegli anziani, per i quali eravamo elemento di novità e gioia, in cui mi sono liberata dall’ansia che mi perseguita tutti i giorni. Occuparsi degli altri come volontaria mi ha dato quello che non mi aspettavo: la serenità. In generale grazie a tutta l’esperienza, alla condivisione con il gruppo, non so come spiegarmi, cioè mi sono sentita non più da “buttare via” anzi! Emanuele mi è proprio piaciuto, perché mi ha regalato una visione diversa della vita, che forse insieme alla terapia che faccio a Villa Maraini mi potrà salvare.”

 

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