Sostanze e terapie

Sostanze e terapie2018-06-15T16:10:27+00:00

Project Description

SOSTANZE D’ABUSO e TOSSICODIPENDENZA

Una sostanza psicoattiva è una sostanza che, introdotta nell’organismo, può alterare lo stato di coscienza o le funzioni mentali.

Le sostanze possono essere suddivise in due categorie, a seconda dell’effetto ricercato dai consumatori:

Sostanze neurodeprimenti

Sostanze psicostimolanti

Una sostanza viene definita sostanza d’abuso e parliamo quindi di tossicodipendenza quando si verifica un insieme di fenomeni indotti dall’uso improprio di queste sostanze. Questi fenomeni sono:

Tolleranza: con il passare del tempo non si hanno più i medesimi effetti con una stessa dose di quella sostanza e si deve pertanto aumentare la dose.

Assuefazione (dipendenza): l’organismo per stare bene ha bisogno di quella sostanza, altrimenti insorge l’astinenza, una sindrome fisica e psichica caratteristica per ciascuna sostanza.

Craving: ricerca compulsiva della sostanza e desiderio irresistibile di assumerla.

COCAINA

Che cos’è e come agisce

La cocaina si ricava dalle foglie di un arbusto diffuso in Sud America, la Coca. Le foglie vengono masticate dalle popolazioni sudamericane che vivono in alta montagna per ridurre i sintomi della fatica ad alta quota. Freud la utilizzava occasionalmente e a basse dosi come blando antidepressivo. Agisce inibendo il recupero dei neurotrasmettitori dopamina, noradrenalina e serotonina, aumentandone perciò la loro concentrazione a livello cerebrale e provocando, come conseguenza di ciò, gli effetti psicoattivi. È pertanto una sostanza eccitante del Sistema Nervoso Centrale.

La cocaina esiste come polvere, in foglie o come crack, cristalli ottenuti dalla cocaina mediante processi chimici. Modalità di assunzione:

Sniffing: via nasale, il più diffuso. L’effetto si verifica dopo 10 minuti e ha un picco dopo 20-30 minuti.

Masticata: gli effetti si hanno dopo 30-40 minuti.

Fumata: gli effetti si verificano dopo circa 3 minuti.

Endovena: gli effetti si verificano dopo circa 3 minuti.

EFFETTI

I primi effetti in seguito all’assunzione di cocaina consistono in sensazione di calore dal basso ventre al volto, riduzione del senso della fatica, aumento delle capacità motorie, riduzione del bisogno di sonno, euforia. La temperatura corporea sale, aumentano la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca, le pupille sono dilatate (midriasi).

Quando l’effetto inizia a ridursi scompare l’euforia e compare la disforia, un’alterazione del tono dell’umore caratterizzata da depressione, irritabilità, nervosismo, motivo per il quale c’è necessità di assumere nuovamente cocaina. Se ciò non è possibile, dopo circa 4 giorni compare il crash, caratterizzato da profonda astenia e bisogno di dormire. Dopo questa fase inizia la sindrome da astinenza, caratterizzata da alterazione del sonno, aumento dello stimolo della fame. alterazione del tono dell’umore in senso depressivo fino a pensieri suicidi.

EFFETTI AVVERSI

L’abuso di cocaina provoca effetti tossici a vari livelli. Il principale pericolo riguarda l’apparato cardiocircolatorio, poiché possono verificarsi aritmie cardiache, infarto del miocardio, dissezione aortica.

Se assunta in gravidanza, la cocaina può danneggiare lo sviluppo fetale perché causa vasocostrizione dei vasi placentari con ritardo di crescita intrauterina, microcefalia, rischio di distacco placentare e aborto spontaneo.

A livello psichico alti dosaggi di cocaina producono stato di agitazione, riduzione della concentrazione, comportamento ripetitivo, tremori, irritabilità, psicosi paranoidea che si manifesta con deliri di persecuzione, allucinazioni uditive, tattili, visive. Se assunta insieme all’alcool, questo può stimolare l’aggressività. Inoltre, essendo anche un agente epilettogeno, può determinare convulsioni.

LA LEGGE

Rispetto allo spaccio la pena prevista dalla Legge è la reclusione da otto a venti anni e la multa va da € 25.822 a € 258.228.

L’acquisto e la detenzione non costituiscono reato se per uso esclusivamente personale, ma un illecito amministrativo. Superato il limite si presumerà lo spaccio, ma è importante sapere che, anche al di sotto del limite potrebbe non essere ipotizzato automaticamente l’uso personale poiché bisognerà escludere la presenza di elementi indicativi lo spaccio.

NICOTINA

Che cos’è e come agisce.

La nicotina è il principio attivo presente nelle foglie del tabacco, che viene assunta per via inalatoria attraverso il fumo delle foglie essiccate. Viene assorbita nei polmoni e nel tratto digerente. Agisce legandosi ad alcuni recettori presenti a livello cerebrale, determinando meccanismi di rinforzo sia positivo (effetti psichici e senso del piacere) che negativi (ricerca della sostanza per evitare l’astinenza) e sembra avere, a seconda della dose, sia un’azione stimolante che deprimente il Sistema Nervoso Centrale.

EFFETTI

Una volta assunta, la nicotina raggiunge il cervello in brevissimo tempo. A livello psichico induce una sensazione di tranquillità (effetto antiansia). Aumenta le capacità di apprendimento, soprattutto in condizioni di stress, e la memoria. Vi è inoltre un minor bisogno di cibo (motivo per cui quando si smette di fumare si tende ad ingrassare). A livello dell’apparato cardiovascolare determina aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa e aumento dell’aggregazione piastrinica.

La nicotina dà una forte dipendenza psichica e una più o meno forte dipendenza fisica. L’astinenza è caratterizzata da irritabilità, a volte stipsi, dolori osteo-muscolari, mal di testa, fame, forte craving per il fumo.

EFFETTI AVVERSI

L’aspettativa di vita per i fumatori è più breve rispetto a quello dei non fumatori.

La nicotina aumenta il rischio cardiovascolare: disturbi coronarici, aterosclerosi, angina, vasculopatie, aneurisma dell’aorta, arresto cardiaco. A carico dell’apparato respiratorio compaiono bronchite cronica, polmoniti, enfisema polmonare. Vi è una maggiore probabilità di sviluppare neoplasie (laringe, cavo orale, polmone, esofago, collo dell’utero, vescica).

In gravidanza aumenta il rischio di aborto spontaneo, di ridotto peso alla nascita, di anomalie congenite (tetralogia di Fallot, labbro e palato leporini).

L’intossicazione acuta è un evento molto raro, che può verificarsi soprattutto nei giovanissimi. È caratterizzata da nausea e vomito, dolore addominale, iniziale tachicardia e ipertensione seguite da bradicardia e ipotensione, depressione respiratoria, agitazione e stato confusionale che esitano in letargia, convulsioni e coma.

LA LEGGE

Il fumo non è illegale ma su ogni pacchetto di sigarette una scritta deve mettere in guardia sui rischi del fumo.

CANNABINOIDI

La Cannabis o Canapa Indiana è il tipo di droga ottenuta dall’omonima pianta appartenente alla famiglia delle Cannabinacee. Da questa pianta si possono ricavare tre tipi di droghe: l’hashish (c.d. “fumo”) dalle foglie, assunto insieme al tabacco; la marijuana (c.d. “erba”) dalle infiorescenze femminili, assunta da sola o miscelata al tabacco; l’olio di hashish, dalla resina della pianta. La Cannabis è principalmente consumata per via inalatoria (fumata) con effetti più rapidi o più raramente per via orale (torte, pillole, infusi), con effetti più blandi.

Il THC (delta-9-tetraidrocannabinolo) è il principio attivo primario presente nella cannabis e agisce a livello del Sistema Nervoso Centrale (SNC), modificando il turnover di diversi neurotrasmettitori tra i quali dopamina, serotonina, noradrenalina e acetilcolina. La tossicità acuta del THC è grossomodo trascurabile da un punto di vista farmacologico: di fatto non sono stati identificati in letteratura casi di decesso per assunzione eccessiva di THC. I principali effetti di questa sostanza si manifestano sul piano cognitivo con deficit della memoria (soprattutto a breve termine), dell’apprendimento, dell’attenzione e della velocità di processamento delle informazioni; sul piano motorio con compromissione della coordinazione, del mantenimento della postura eretta e dell’equilibrio.

In generale l’assunzione di Cannabis determina un’euforia iniziale della durata di qualche ora che evolve in sedazione diffusa e apatia. Da un punto di vista temporale gli effetti tossicologici si distinguono in acuti e cronici.

EFFETTI ACUTI

L’intossicazione da Cannabis si manifesta con alterazioni comportamentali o psicologiche clinicamente significative, che si sviluppano durante o poco dopo la sua assunzione. Gli effetti risentono della dose, delle caratteristiche biologiche individuali del soggetto, della modalità di assunzione e dall’eventuale consumo contestuale di altre sostanze. Quando la Cannabis viene fumata, il THC attraversa rapidamente i polmoni, diffondendosi al circolo sanguigno e raggiungendo tutti gli organi del corpo, incluso il cervello. Gli effetti euforizzanti si manifestano in pochi minuti (picco entro i 30 minuti) e durano dalle 2 alle 4 ore; gli effetti motori e cognitivi invece persistono fino a 12 ore. Se invece viene assunta per via “orale”, gli effetti acuti sono visibili dopo qualche ora.

L’intossicazione da Cannabis si manifesta con uno o più di questi sintomi:

1. Euforia, loquacità

2. Rilassamento, sedazione, letargia

3. Stato di coscienza sognante

4. Stati d’ansia e attacchi di panico (soprattutto nei consumatori occasionali)

5. Disturbi funzioni psicomotorie (alterata capacità di coordinazione motoria, aumento del tempo di reazione -> compromissione della capacità di guida di un veicolo)

6. Alterazione capacità percettive sensoriali (alterata percezione dello spazio, sensazione di rallentamento del tempo)

Associati a due o più dei seguenti segni (che si sviluppano entro 2 ore dall’assunzione):

1. Ridotta salivazione

2. Aumentato appetito

3. Arrossamento degli occhi

4. Tachicardia

EFFETTI CRONICI

Il consumo protratto nel tempo di Cannabis porta alla cosiddetta “sindrome amotivazionale”, caratterizzata dalla comparsa di:

1. Apatia

2. Anedonia (intesa come incapacità di provare piacere anche nelle circostanze comunemente gratificanti come dormire, nutrirsi, avere contatti sociali o rapporti sessuali)

3. Improduttività, demotivazione, indifferenza

4. Scarsa cura dell’igiene (fino anche a compromettere la sfera sociale e lavorativa)

Inoltre tra le funzioni cognitive principalmente compromesse dall’uso protratto di Cannabis risultano:

1. Memoria (a breve e lungo termine, difficoltà nel recupero dei ricordi, ritardo nella rievocazione di informazioni verbali ,working memory)

2. Attenzione (alterata capacità non solo nella focalizzazione di uno stimolo, ma anche nello spostare l’attenzione da uno stimolo ad un altro)

3. Apprendimento

4. Funzioni esecutive (pianificazione, problem solving, velocità psicomotoria)

L’interruzione dell’uso continuato di Cannabis produce la sindrome d’astinenza che si manifesta con iperreattività, insonnia, irrequietezza psicomotoria, nausea, anoressia, tremore, sudorazione, modificazioni del tono dell’umore, aggressività e ansia.

LA LEGGE

L’utilizzo personale di Cannabis è penalizzato da sanzioni amministrative, come descritto dall’Articolo 75 del Testo Unico sugli Stupefacenti (D.P.R. 309/1990). Chiunque sia in possesso, acquisti o importi sostanze stupefacenti o psicotrope, in dose non superiore a quella media giornaliera determinata in base a criteri ben definiti, è sottoposto alla sospensione della patente, della licenza di porto d’armi, del passaporto e di ogni altro documento equipollente, o, se trattasi di straniero, del permesso di soggiorno per motivi di turismo e del divieto di conseguire tali documenti per un periodo di tempo variabile in relazione al tipo di sostanza.

OPPIOIDI

Gli Oppioidi sono composti chimici psicoattivi che legano recettori specifici presenti all’interno del Sistema Nervoso e altri tessuti, modulando la percezione del dolore con importanti effetti analgesici (antidolorifici). Tra le sostanze oppioidi distinguiamo gli alcaloidi naturali (gli oppiacei, da opos, succo, si possono trovare naturalmente nell’oppio, una miscela di sostanza lattiginose che viene estratto dalle capsule non ancora mature del papavero sonnifero), i derivati semisintetici, i sintetici e i prodotti endogeni (le endorfine per esempio). Assunti per uso ricreativo, sono tra le droghe più antiche della storia. Gli oppioidi innescano circuiti di tolleranza e assuefazione e da questo deriva il meccanismo di dipendenza, fisica e psichica, che può insorgere anche durante l’uso terapeutico, provocando una sindrome astinenziale, qualora l’assunzione venga sospesa improvvisamente.

Gli oppioidi più noti sono la morfina, la codeina, l’ossicodone, il fentanil, la bubrenorfina, il metadone, questi ultimi due utilizzati come farmaci per la dipendenza da oppioidi e nel trattamento della tossicomania da eroina.

GLI EFFETTI

Gli effetti sul sistema nervoso centrale, periferico e altri tessuti sono diversi e determinati da meccanismi di affinità recettoriale. Tra tutti, i più noti sono quello antidolorifico, depressivo del centro del respiro, antitussigeno (per inibizione della frequenza e della intensità degli accessi di tosse), antidiarroico (per inibizione della peristalsi), miotico (riduzione del diametro della pupilla).

Le reazioni avverse più comuni nei soggetti che assumono oppioidi consistono in nausea e vomito, sonnolenza e confusione mentale, prurito, miosi e costipazione. La gran parte dei pazienti con l’utilizzo cronico dell’oppioide viene a sviluppare tolleranza nei confronti di quasi tutti i sopracitati effetti, con l’eccezione della stipsi. Alcuni soggetti possono sperimentare disturbi della sfera sessuale con diminuzione della libido o della potenza sessuale, disfunzione erettile.

Un sovradosaggio di oppioidi deve essere sospettato in caso si verifichi l’associazione di insufficienza respiratoria, coma e pupille a spillo. Tuttavia è necessario ricordare che le dosi tossiche di uno specifico oppioide variano notevolmente da individuo a individuo: in caso di sviluppo di tolleranza un soggetto può tollerare dosaggi che condurrebbero a morte un altro individuo. Tra i tossicodipendenti da oppiacei, ed in particolare gli eroinomani, l’edema polmonare acuto è una causa comune di morte.

EROINA

Conosciuta anche come diamorfina o diacetilmorfina, l’eroina è un derivato dell’oppio, una sostanza semisintetica ottenuta dalla morfina per reazione con l’anidride acetica. La sostanza pura ha un aspetto bianco cristallino (un sale cloridrato di diamorfina) o brunastra e appiccicosa (brown sugar). Per la sua rilevanza mondiale e per i suoi effetti, l’eroina può essere considerata la “regina” delle droghe, la “grande mamma” di ogni drogato. L’eroina è stata creata dalla casa farmaceutica Bayer come sostanza utile per lo svezzamento dei morfinomani. Solo con il tempo ci si è resi conto che il rimedio era peggiore del male. La dipendenza da eroina è identica a quella da morfina, ma si instaura più in fretta e con quantitativi di sostanza più bassi. Anche il solo uso occasionale attiva il sistema mesolimbico, il “circuito del piacere” che è responsabile del cosidetto “drug seeking behavior”. In un vecchio manifesto dei primi del Novecento, la casa farmaceutica pubblicizzava l’eroina come rimedio per la tosse e, come analgesico, venne utilizzata anche negli ospedali da campo della Croce Rossa nella guerra 1915-1918.

L’eroina può essere assunta per via endovenosa (metodo particolarmente potente per effetti e velocità d’azione e anche molto rischioso), intranasale, fumata o inalandone i vapori, associata o meno ad altre sostanze (per esempio nella speedball si associa crack o cocaina).

EFFETTI

Gli effetti dell’assunzione di eroina, in particolare se iniettata, sono immediati: il flash o high: sensazione di euforia pervasiva, come di orgasmo sessuale; confusione mentale generale, senso di calore, sudorazione fredda, nausea, bradicardia, dispnea, analgesia. Dopo circa venti minuti i legami associativi sono più lenti, l’umore è depresso e/o disforico e le percezioni temporali sono alterate. Dopo circa un’ora dall’assunzione, il corpo raggiunge un completo stato di benessere, con una piacevole sensazione di esaltazione interiore (on the road, l’atassia epicurea, il piacere del nulla).

L’eroina, come tutti gli oppiacei, crea tolleranza e assuefazione, fisica e psichica. Un soggetto assuefatto riesce a sopportare dosi anche cento volte superiori a quella iniziale. Al contrario, sospendendo l’assunzione della sostanza per un certo periodo di tempo, si perde la tolleranza che era stata acquisita ed aumenta anche il rischio di overdose.

OVERDOSE O SINDROME DA SOVRADOSAGGIO

La complicanza clinica più importante dell’abuso di oppiacei è la sindrome da sovradosaggio, potenziata dall’eventuale contemporaneo abuso di alcool e/o psicofarmaci. In caso di overdose, la riduzione dei livelli di CO2 (anidride carbonica) a livello del centro del respiro induce rallentamento della respirazione. La forma tipica si caratterizza per: 1) diminuito livello di coscienza, fino alla perdita completa; 2) miosi (pupille “a spillo”); 3) depressione respiratoria. È questa una vera emergenza medica: se non trattato, il paziente va incontro a shock irreversibile e quindi a morte. L’overdose viene normalmente trattata con il NALOXONE (NARCAN), un antagonista dei recettori oppioidi che inverte gli effetti dell’eroina riportando un immediato stato di coscienza, che può però riprecipitare poiché l’emivita del naloxone è molto più breve di quella della maggior parte degli agonisti oppioidi, come l’eroina. Sarebbe necessario quindi assistere il paziente per qualche ora, somministrando se necessario dosi ripetute endovena di Naloxone.

SINDROME D’ASTINENZA

I più importanti effetti collaterali a lungo termine riguardano principalmente l’instaurarsi di una dipendenza fisica e psichica a seguito di un uso costante della sostanza per un determinato periodo di tempo, variabile da persona a persona. Una volta instaurata la dipendenza, il tossicodipendente è “costretto” a continuare ad assumere la sostanza per evitare le fortissime crisi d’astinenza. La crisi di astinenza inizia dopo circa 8-16 ore dall’ultima assunzione di eroina, aumenta gradualmente con picco nel secondo-terzo giorno, per attenuarsi e scomparire in 5-8 giorni. La prima fase della crisi di astinenza si presenta sotto forma di sbadigli e lacrimazione, sudorazione, diarrea, midriasi (dilatazione della pupilla), scarichi nasali abbondanti, senso di fastidio e irritabilità, ansia e craving (desiderio spasmodico della sostanza). Poi, dopo circa 16 ore, i sintomi aumentano di intensità, il soggetto è prostrato e possono comparire sudori freddi, dolori agli arti, brividi e tremori. Di solito, dopo 24 ore, i sintomi cominciano ad aggravarsi, comportando mal di stomaco e vomito, nelle seconde 24 ore raggiungono il picco includendo febbre, tosse con attacchi di vomito, crampi e scosse muscolari con scalci, tremori con brividi, dolori alle ossa e perenne senso di freddo, senso di abbandono ed emarginazione, per diminuita produzione di oppioidi endogeni. Nella maggior parte dei casi all’inizio del quarto giorno il soggetto pur essendo fisicamente spossato, presenta sintomi lievi che possono essere controllati con farmaci sintomatici. La difficoltà nel superamento della crisi d’astinenza aumenta con il prolungarsi dell’uso negli anni, e con l’invecchiamento del soggetto. La dipendenza e l’astinenza psichica, invece, sono molto più complesse e richiedono un supporto di tipo psicologico oltre che farmacologico.

DETOSSIFICAZIONE o DISINTOSSICAZIONE

Obiettivi della disintossicazione dovrebbero essere rivolti a risolvere la sindrome d’astinenza, disaccoppiare l’idea dell’eroina dal piacere, supportando il sistema mesolimbico con “strumenti” alternativi alla sostanza. Farmacologicamente parlando, metadone e buprenorfina sono le molecole principalmente utilizzate nel trattamento della dipendenza da oppioidi, essendo prodotti sintetici con affinità per gli stessi recettori dell’eroina. I protocolli utilizzati nella disintossicazione sono molteplici, dalla riduzione progressiva e graduale di metadone all’utilizzo della clonidina, alla combinazione clonidina-naltrexone, all’utilizzo della buprenorfina. La disassuefazione con metadone può seguire schemi e tempi di assunzione variabili da soggetto a soggetto, basati su anamnesi clinica e tossicologica. In pazienti che non mantengono lo stato “drug-free”, è auspicabile una terapia a mantenimento metadonico, rivelatasi efficace, se applicata correttamente con dosaggi adeguati e sufficienti a evitare la comparsa dell’astinenza, ad evitare l’uso di eroina e anche la diffusione di malattie correlate all’uso e scambio di siringhe (trasmissione di virus come HIV e HCV, setticemie, trombosi e ascessi, ecc) ed a ripristinare, in tutto od in parte, una vita sociale.

È ovvio che dare un’unica risposta terapeutica significa non considerare l’evoluzione e lo stadio in cui si trova la tossicomania. Significherebbe costringere il soggetto ad adattarsi alla terapia, soluzione alquanto originale dato che è la terapia che deve adeguarsi al soggetto. Chi usa l’eroina infatti passa inevitabilmente, attraverso gli anni, da una iniziale fase di “luna di miele”, in cui esiste solo la sostanza, ad una fase di amore/odio, per lasciare infine il posto solo all’odio. Per cui la tossicomania non è una realtà oggettiva ed immutabile ma ogni soggetto è diverso dall’altro e da se stesso in funzione del tempo. Si comprende dunque la necessità di fornire un ampio ventaglio di interventi che si adattino alla patologia del soggetto.

LA LEGGE

Il possesso per uso personale non è reato, ma comporta sanzioni amministrative valutate dal giudice caso per caso: sospensione della patente, del passaporto. La vendita, l’acquisto e il possesso per uso non personale sono reati puniti con la reclusione da 8 a 20 anni e la multa da 25000€ a 250000€; per grandi quantità l’arresto è obbligatorio.

KETAMINA

Che cos’è e come agisce.

La ketamina è un farmaco anestetico dissociativo che viene impiegato sia negli esseri umani (specie in ambito pediatrico) che negli animali ma che, per i suoi effetti allucinatori e dissocianti, è utilizzata anche come sostanza d’abuso soprattutto nei rave party e nelle discoteche. È un preparato esclusivamente sintetico e si presenta come liquido incolore da iniettare endovena. La ketamina d’abuso invece, dopo un processo di evaporazione diventa una polvere bianca che può essere sniffata o ingerita (anche sotto forma di pastiglie). Agisce sul Sistema Nervoso Centrale bloccando un recettore che influenza pensiero, memoria, e percezione del dolore.

EFFETTI

Inizio:

Se sniffata: dopo 2-5 minuti

Se ingerita: dopo 15-20 minuti

Se iniettata: dopo 3-5 minuti

Durata: tra i 45 minuti e le 2 ore.

Gli effetti della ketamina dipendono da alcuni fattori, come quantità di sostanza assunta, modalità di somministrazione, il grado di purezza, lo stato d’animo della persona che assume, il luogo in cui si assume e le persone presenti (il “setting”). Si va pertanto da una leggera euforia a vere e proprie dissociazioni con sensazione di distacco del corpo dalla mente, allucinazioni, immagini e sensazioni distorte, alterazione dell’orientamento spazio-temporale, fino ad arrivare alla NDE, la Near Death Experince, cioè esperienze vicine alla morte (tipo viaggio verso la luce).

EFFETTI AVVERSI

La ketamina può dare vertigini, perdita di coordinazione motoria, ipotermia (abbassamento della temperatura corporea), totale disorientamento, nausea, vomito, aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca. A dosaggi molto elevati compaiono rigidità muscolare, insensibilità al dolore, paralisi, crisi epilettiche e coma. La morte può sopraggiungere per spasmo laringeo.

Uno dei pericoli maggiori è dato dall’effetto anestetico della ketamina, per cui non percependo il dolore si è molto più a rischio di procurarsi ferite senza rendersene conto. È molto rischioso anche lo scambio di siringhe e cannucce, per la diffusione di HIV e Epatite C. In alcuni casi il consumatore può sperimentare un “bad trip”, un cattivo viaggio, in cui le sensazioni dissociative e le difficoltà motorie possono essere così intense da terrorizzare la persona che ha assunto ketamina.

La dipendenza da ketamina induce il consumatore a usarla più volte al giorno, la tolleranza a usarne dosi sempre più elevate per ottenere gli stessi effetti. Il consumo cronico di ketamina può indurre all’insorgenza di depressione, ansia, psicosi, disturbi paranoici, specialmente (ma non solo) nei soggetti giovani in cui non si è ancora completato il processo di maturazione psicologica.

BENZODIAZEPINE

Sono una classe di psicofarmaci che inducono alla depressione del sistema nervoso centrale. Le benzodiazepine hanno diverse proprietà, tra le quali quelle sedative, ipnotiche, ansiolitiche, anticonvulsive, anestetiche e miorilassanti. Alte dosi di benzodiazepine possono causare amnesia anterograda e dissociazione. Queste caratteristiche rendono oggi utili le benzodiazepine nei trattamenti di breve durata per stati gravi di ansia, attacchi di panico, insonnia, agitazione, convulsioni, spasmi muscolari, astinenza da alcol. L’utilizzo continuativo, invece, causa delle preoccupazioni circa gli effetti collaterali psicologici e fisici, la diminuzione dell’efficacia, lo sviluppo di tolleranza, l’elevata dipendenza fisica e l’astinenza, con conseguenti disturbi del sonno, ansia, irritabilità, nausea, ecc.

SINDROME DA ASTINENZA

Il tempo di comparsa e la gravità di una sindrome astinenziale variano in base al tipo di molecola assunta: ad esempio una astinenza da diazepam (Valium) non comincia prima di 2-4 giorni, raggiunge un picco nella seconda settimana e decresce in modo considerevole durante la terza-quarta settimana. A dosi assunte maggiori corrispondono sintomi astinenziali più importanti, fino ad arrivare a crisi epilettiche o deliri astinenziali con allucinazioni visive, tattili o uditive. I sintomi più frequenti in seguito alla sospensione delle benzodiazepine sono: insonnia, ansia, attacchi di panico, tachicardia, problemi gastrici, tremori, disforia, perdita dell’appetito, agitazione, paura e spasmi muscolari. Effetti meno frequenti sono irritabilità, sudorazione, depersonalizzazione, derealizzazione, ipersensibilità agli stimoli, depressione, comportamenti suicidiari, psicosi, convulsioni. Gravi sintomi di solito si verificano a seguito di una sospensione troppo troppo brusca, pertanto si raccomanda un regime di riduzione progressiva. Il trattamento, consigliabile in regime di ricovero/day hospital, infatti prevede il graduale scalaggio del farmaco, con contemporanea somministrazione di farmaci non benzodiazepinici, antidolorifici, antiadrenergici, antidepressivi.

SOVRADOSAGGIO

Le benzodiazepine sono considerate tra le principali sostanze di abuso, utilizzate anche a scopo ricreativo. Assunte in associazione con altre, in particolare con altri depressivi del sistema nervoso centrale (SNC), come l’etanolo e gli oppiacei, il potenziale di tossicità e overdose fatale aumenta. I sintomi di un sovradosaggio di benzodiazepine possono comprendere: sonnolenza, difficoltà di parola, ipotensione, ipocinesia, coma, depressione respiratoria, fino ad arrivare nei casi più gravi all’arresto cardiorespiratorio. Il soggetto per cui si sospetta un sovradosaggio di benzodiazepine (in genere in stato di stupore od addirittura in coma) deve essere immediatamente ospedalizzato, al fine di consentire le adeguate misure rianimatorie. Le manovre terapeutiche fondamentali comprendono il lavaggio gastrico, la respirazione assistita, la somministrazione endovenosa di un antidoto, il flumazenil (Anexate), antagonista dei recettori cerebrali per le benzodiazepine. Utile può essere la somministrazione del naloxone se si sospetta una concomitante assunzione di oppiacei (in genere si tratta di poliassuntori, che assumono cocktails formati da alcool, eroina, psicofarmaci).

SMART DRUGS

COSA SONO E COME AGISCONO

I cannabinoidi sintetici rappresentano una vasta gamma di sostanze sintetizzate artificialmente in laboratorio funzionalmente simili al delta-9-tetraidrocannaibolo (THC), il principio attivo della Cannabis.

Nel 2004 fecero la loro comparsa in alcuni paesi europei come la Gran Bretagna e la Germania le cosiddette SPICES (miscele a base di erbe), regolarmente vendute in negozi smart shop e su internet.

Le spices si presentano sotto le vesti di incensi o miscele di erbe. In realtà contengono appunto cannabinoidi sintetici, in grado di produrre sul consumatore effetti di gran lunga superiore alla cannabis.

In Italia i primi cannabinoidi sintetici hanno fatto la loro comparsa intorno al 2010, registrando casi di intossicazioni severe che hanno richiesto il ricovero ospedaliero. Purtroppo il mercato delle nuove droghe di abuso è di gran lunga complesso e in continua espansione. Sono state infatti riscontrati casi di miscele di erbe (spice), vendute su internet con lo stesso nome commerciale, aventi in realtà diverse miscele di cannabinoidi sintetici.

I cannabinoidi sintetici o smart drugs svolgono la loro attività psicotropa, una volta assunti, legandosi nel cervello e in altri organi agli stessi recettori della cannabis (CB1 e CB2). Ciò comporta di conseguenza una maggior facilità del fenomeno di tolleranza.

Tutto questo non fa altro che facilitare l’acquisto di nuove smart drugs che diano effetti stupefacenti diversi, rispetto a quelle già provate.

EFFETTI

Gli effetti dei cannabinoidi sintetici variano a seconda del cannabinoide identificato e del nome commerciale. In Italia sono stati registrate diverse interazioni (che hanno richiesto il ricovero ospedaliero) delle seguenti sostanze:

Nome commerciale: N-JOY ,BONZAI (profumatore per incensi)

Cannabinoide associato: jwh-018

Effetti: dopo pochi minuti dall’assunzione (5-10 minuti), si verifica aumento del battito cardiaco, secchezza delle fauci, alterazione della percezione e dell’umore.

Effetti avversi: tachicardia, attacchi di panico, allucinazioni, confusione mentale, parestesia agli arti superiori, insufficienza cerebrale e respiratoria.

Nome commerciale: Forest green(profumatore per ambineti)

cannabinoide associato: jwh-250

Effetti: aumento del battito cardiaco, stato confusionale, vertigini, dilatazione delle pupille, volto arrossato, stato di ansia generalizzato.

Effetti avversi: tachicardia attacchi di panico, allucinazioni, confusione mentale.

Nome commerciale: k2, black mamba, dank

cannabinoide associato: ak47

Effetti: confusione mentale, rallentamento psicomotorio, allucinazioni, parestesie degli arti superiori e inferiori.

Effetti avversi: vomito profuso, confusione, depressione dell’attività respiratoria, coma, morte.

Il k2 ,ampiamente utilizzato negli Stati Uniti Occidentali

LA LEGGE

In Italia le smart drugs sono sottoposte al controllo e alla vigilanza ed inserite tra le sostanze psicotrope o stupefacenti. Tuttavia si acquistano online (sono stati individuati circa 800 negozi).

ALCOL (ALCOL ETILICO, ETANOLO)

Quello che nel linguaggio comune viene chiamato alcol è più propriamente denominato alcol etilico o etanolo. L’alcol etilico è un composto chimico a due atomi di carbonio (CH3-CH2-OH) che possiede proprietà psicoattive ed è presente all’interno di bevande quali vino, birra e superalcolici. L’alcol è assorbito sia a livello dello stomaco che a livello della prima porzione intestinale (intestino tenue). L’alcol viene metabolizzato principalmente a livello epatico e il protagonista più importante in questo processo è l’enzima Alcol Deidrogenasi. Tuttavia, questo enzima è in grado di metabolizzare solo concentrazioni limitate di alcol nel tempo lasciando la quantità in eccesso libera di circolare nell’organismo. È stato stimato che i soggetti non alcolisti metabolizzano circa 0.2 g/L di alcol ogni ora.

L’etanolo interagisce con tutti gli organi dell’organismo. A livello del Sistema Nervoso Centrale provoca una fase iniziale di tipo eccitatorio seguita da una fase di tipo deprimente.

Secondo il Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, circa 35 milioni di italiani sopra gli 11 anni di età consumano bevande alcoliche (20 milioni di uomini e 15 di donne); di questi più di 8,6 milioni (il 23,2% dei maschi e il 9,1% delle femmine) hanno una modalità di bere a rischio aumentato. Il dato più grave riguarda i minorenni che sono circa 800 mila.

Consumo di alcol “a rischio aumentato”

Il consumo di alcol viene considerato a rischio aumentato quando i quantitativi di alcol assunti pongono il singolo individuo ad un aumentato rischio di compromettere la propria salute. Secondo il National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism (NIAAA) i quantitativi di alcol che aumentano tale rischio sono:

Per l’uomo sotto i 65 anni

• Più di 14 standard drinks a settimana di media

• Più di 4 standard drinks in un giorno

Per le donne e gli adulti di entrambi i sessi con età maggiore di 65 anni

• Più di 7 standard drinks a settimana di media

• Più di 3 standard drinks in un giorno

Lo standard drink, o Unità Alcolica, corrisponde a 12 grammi di etanolo puro, ossia ad un bicchiere piccolo (125 ml) di vino a media gradazione o ad una lattina (330 ml) di birra a media gradazione o ad un bicchierino (40 ml) di superalcolico.

Il consumo di alcol al di sotto di tali parametri, non è da considerarsi esente da rischi per la salute, bensì a basso rischio.

Il consumo di alcol è SEMPRE da considerarsi ad aumentato rischio per alcune categorie specifiche della popolazione (i.e. minorenni, le donne in gravidanza, persone con patologie aggravabili con l’assunzione d’alcol).

L’unico modo per annullare completamente i rischi legati al consumo di alcol è l’astensione.

Binge Drinking

Il binge drinking è definito dal NIAAA come un’assunzione di bevande alcoliche che, nell’arco di una finestra temporale di due ore, faccia raggiungere una concentrazione ematica di alcol uguale o superiore a 0.8 g/L. Questo fenomeno si verifica tipicamente dopo il consumo di 4 standard drinks nella donna e dopo 5 standard drinks nell’uomo.

Tossicità dell’alcol

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo ogni anno circa 3.3 milioni di decessi sono correlati ad un consumo di alcol ad aumentato rischio (5.9%). L’alcol è la causa di oltre 200 diverse malattie e incidenti che causano ogni anno numerosi morti e feriti.

L’alcol, interagendo con la totalità degli organi, può provocare la comparsa di gravi danni e determinare l’insorgenza di patologie classificabili come le patologie alcol correlate.

Le patologie alcol correlate possono interessare:

• Sistema gastrointestinale: epatopatia alcolica, pancreatite, gastrite, ulcera gastrica e duodenale

• Sistema cardiovascolare: cardiomiopatia dilatativa alcolica, ipertensione arteriosa

• Sistema nervoso: neuropatia periferica, deterioramento cognitivo, sindrome di Wernicke-Korsakoff, patologie psichiatriche

• Patologie cutanee: porfiria cutanea tarda, psoriasi, dermatite seborroica, rosacea

• Patologie ematopoietiche: soppressione del midollo osseo

• Patologie neoplastiche: tumore mammella, bocca, fegato, esofago

• Deficit vitaminici

DIPENDENZA da Alcol e disturbo da uso di alcol

La dipendenza da alcol è caratterizzata dall’insorgenza di una sindrome d’astinenza nel momento in cui il consumo di alcol viene interrotto o diminuisce. Un’altra caratteristica della dipendenza è la presenza di un comportamento di ricerca e assunzione compulsiva delle bevande alcoliche. Secondo il DSM 5, la dipendenza è da collocarsi all’interno di un quadro patologico più complesso: il disturbo da uso di alcol. Per valutare la severità di questo disturbo sono stati individuati un set di comportamenti patologici correlati all’uso dell’alcol che costituiscono i criteri diagnostici. Questi comportamenti patologici si collocano in quattro categorie principali:

• compromissione del controllo di assunzione (i.e. l’alcol viene assunto per periodi più lunghi o in quantità maggiori di quelli previsti dal soggetto; craving per l’alcol, ossia il forte desiderio di assumere l’alcol);

• compromissione della sfera sociale, familiare e lavorativa (i.e. quando l’utilizzo dell’alcol provoca o peggiora problemi che interessano la vita sociale, familiare e/o lavorativa dell’individuo);

• assunzione in condizioni o situazioni rischiose (i.e. stato d’ebbrezza alla guida; uso continuativo di alcol nonostante la consapevolezza di un problema fisico o psichico che è stato probabilmente causato o esacerbato dagli effetti dell’alcol stesso);

• criteri farmacologici (tolleranza e astinenza).

Tolleranza

La tolleranza è definita come una risposta fisiologica o comportamentale ridotta alla stessa dose di alcol.

Quindi un uso continuativo di alcol contribuisce a far si che un soggetto avverta una diminuzione dell’effetto e che per raggiungere l’effetto desiderato avrà bisogno di dosi maggiori di alcol.

SINDROME DA ASTINENZA

La sindrome da astinenza da alcol rappresenta una condizione clinica che può svilupparsi nei pazienti alcol dipendenti entro 6-24 ore dalla brusca interruzione o riduzione del consumo alcolico. Questa condizione è caratterizzata da iperattività del Sistema Nervoso Autonomo con conseguente comparsa di tremori, sudorazione, ipertensione, tachicardia, cefalea, aumento della temperatura corporea, nausea, vomito, agitazione psicomotoria, ansia. L’eccessiva attività del Sistema Nervoso Autonomo, nei casi più gravi di sindrome da astinenza alcolica può progredire fino alla comparsa di allucinazioni, convulsioni o delirium tremens. Le ultime due condizioni rappresentano emergenze mediche potenzialmente mortali se non trattate.

ALCOL E GRAVIDANZA

L’alcol è una sostanza che passa la barriera placentare.

L’esposizione prenatale del feto all’alcol è una causa prevenibile che può provocare malformazioni e disturbi dello sviluppo neurologico che comportano disabilità comportamentali e neuro-cognitive.

FASD (Fetal alcohol spectrum disorder) è il termine medico con cui si individuano tutte quelle patologie che possono verificarsi negli individui esposti all’alcol durante la vita prenatale (i.e. sindrome feto alcolica, Disturbi dello sviluppo neurologico alcol-correlati, Difetti alcol correlati alla nascita).

Queste patologie sono prevenibili soltanto con la completa astensione della gestante ad assumere bevande alcoliche.

LEGGE

In Italia, è vietata la vendita e/o la somministrazione di bevande alcoliche ai minori di 18 anni, con sanzioni penali se la vendita e la somministrazione avvengono nei confronti di un minore di 16 anni (art. 689 del Codice Penale).

È vietato guidare in stato d’ebbrezza alcolica. Tassi alcolemici superiori a 0.5 g/L prevedono l’applicazione di sanzioni amministrative. Valori superiori a 0.8 g/L comportano sanzioni più severe da cui può conseguire la sospensione della patente, il sequestro del mezzo, l’arresto (art. 186 Codice della Strada).

La riprovevolezza da parte dell’ordinamento nei confronti di chiunque circoli alla guida di un veicolo a motore in stato d’ebbrezza è manifestata anche con la recente introduzione del reato di omicidio stradale con l’articolo 589 bis del codice penale. Quest’ultimo reato è infatti aggravato se la condotta è posta in essere a seguito dell’assunzione di sostanze alcoliche.