Caro dottor Barra, ho un figlio di nome  C., a cui è stato diagnosticato un probabile difetto della personalità detto “Borderline Personality Disorder”. Inoltre sta lottando contro la dipendenza da eroina, che gli ha provocato ansia, depressione, e molti traumi; insomma molto  dolore. 

Io, come madre, sento terribilmente forte la sua sofferenza. La mia vita si è ridotta a questo: cercare di aiutarlo in qualsiasi modo possibile.

Mio figlio soffre doppiamente lo stigma:  della dipendenza e della “malattia mentale”.

I “professionisti” che ho consultato per la dipendenza da eroina, hanno consigliato l’approccio del: “fategli toccare il fondo”. 

Questo va contro il mio istinto di madre: non credo che il “toccare il fondo” (che equivale a sofferenza e disumanizzazione) possa aiutare veramente chi soffre di dipendenza con tutto il dolore che già ne consegue. 

Ritengo invece proprio il contrario: che abbia bisogno di un percorso verso un senso di dignità umana di base e autostima, che porti ad una speranza nel futuro.

Inoltre penso che per un soggetto con il suo stato mentale,  fargli “toccare il fondo” sia sicuramente ancora più distruttivo: ansia, depressione, PTSD e disturbo borderline prenderebbero il sopravvento.

Mio figlio ha capito di avere un problema con l’eroina e ha cercato aiuto, ottenendo la somministrazione della terapia sostitutiva, con il farmaco Metadone, sia nella nostra città che a Budapest ed ora anche a Berlino. A Budapest gli è stato somministrato prima il Suboxone e poi il Metadone. Ha avuto diverse ricadute, ma continua a volersi avvalere di questa terapia sostitutiva.

Per quanto riguarda la malattia mentale invece, mio figlio, è meno incline a volere aiuto. Tuttavia, ho esaminato diverse terapie come la terapia cognitivo-comportamentale e la terapia del comportamento dialettico, le quali, apparentemente, hanno avuto un certo successo tra gli affetti da Borderline Disorder e PTSD. Purtroppo quando mi sono messa alla ricerca di centri idonei per la cura, ho dovuto anche affrontare la frustrazione di scoprire che molti psicoterapeuti e / o strutture che offrono tali terapie, non trattano i tossicodipendenti!

Ho incoraggiato mio figlio, forse in modo errato o prematuro, ad entrare in una comunità terapeutica residenziale, sperando che questo tipo di terapia potesse aiutare. C’ha provato due volte, una volta qui a Budapest e una volta a Berlino, ma entrambi i Centri Terapeutici, avevano un approccio molto severo, puritano (direi addirittura punitivo), incluso la richiesta che lui smettesse di usare la terapia sostitutiva con metadone. Non ce l’ha fatta ed è uscito da entrambe le strutture.

Esistono strutture di riabilitazione residenziali in Europa, che offrono la possibilità di affiancare alla terapia psicologica, quella farmacologica con il Metadone?

In questo momento mio figlio è a Berlino, perché le condizioni del tossicodipendente in quella nazione sono migliori, forse anche che negli Stati Uniti!

Sicuramente meglio che quelle offerte dal sistema sanitario nazionale in Ungheria, dove le risorse per la cura dei tossicodipendenti sono poche e con un sistema inadeguato. Inoltre mio figlio C., era in una spirale così discendente, che iniziava ad avere problemi anche con la legge, per crimini minori… lo spettro della prigione in Ungheria era spaventoso. Le condizioni umanitarie nelle carceri tedesche sono molto migliori di quelle ungheresi!

Dopo essere uscito dalla comunità di Berlino, per alcune settimane C. è stato un senza dimora, per le strade della città. E ‘stata un’esperienza molto spaventosa, ma gli è servito per entrare nel sistema di assistenza sociale nazionale. In un certo senso, per quanto sia stato difficile, si è rivelato utile per aprirgli la possibilità di vedersi assegnato un alloggio temporaneo oltre che di poter usufruire di alcuni servizi di assistenza sociale.

Ho pochissime risorse finanziarie, ma molto amore e voglia di aiutarlo. Una volta che C. avrà tutti i permessi burocratici tedeschi e comunitari, potrà avere libertà di movimento all’interno dell’UE. Se foste a conoscenza di programmi di riabilitazione, residenziali o di altro tipo, che offrono un approccio compassionevole come parte del loro modello terapeutico e che consentano un supporto farmacologico come sostituzione degli oppioidi, fatemelo sapere. Naturalmente, immagino che la barriera linguistica sarà un problema, ma lui parla anche inglese.

C. pensa che sarà costretto ad usare metadone per il resto della sua vita. E questo lo  spaventa. È sottoposto a molte pressioni da suo padre e da altri membri della sua famiglia per smettere la terapia metadonica. 

Nella Sua esperienza, i tossicodipendenti riescono poi ad interrompere le terapie sostitutive? Oppure è sbagliato pensare questo?

Apprezzo molto il fatto che Lei abbia dedicato del tempo ad “ascoltare” e aspetto con impazienza ogni consiglio che vorrà darmi. Grazie per il lavoro che fa in favore di persone molto vulnerabili!

cordiali saluti,

A.

MASSIMO BARRA RISPONDE ALLA MADRE:

Cara amica,

grazie per l’email che ho letto con grande attenzione e profonda emozione. Grazie alla sua sensibilità di madre è possibile per me capire meglio i problemi del figlio tossicodipendente, molto più che con mille spiegazioni dei cosiddetti “professionisti”.

La strategia del “far toccare il fondo” è perdente, come ha giustamente capito e denunciato anche Lei. Il tossicodipendente ha bisogno dell’esatto contrario come mi ha scritto lei ovvero:

 “…di un percorso verso un senso di dignità umana di base e autostima, che porti ad una speranza nel futuro… “far toccare il fondo” sicuramente sarebbe distruttivo per la sua salute mentale”, sono totalmente d’accordo con il suo punto di vista.

Sono anche un sostenitore della strategia della terapia sostitutiva con il Metadone. Credo che prendere metadone ora sia la cosa migliore per suo figlio. Per favore, non dia spazio alle persone che lo vogliono “pulito” e che vogliono forzare il suo percorso di guarigione con una disintossicazione prematura o una rapida diminuzione del metadone.

Nella Comunità Terapeutica semiresidenziale di Villa Maraini, accettiamo anche persone sotto trattamento di metadone senza problemi. Purtroppo non conosco altri centri di riabilitazione in Europa, ma sono certo che ce ne saranno altri che consentono l’utilizzo del farmaco. In ogni caso siamo a vostra disposizione qui a Villa Maraini anche per un incontro, o una chiacchierata, o un supporto terapeutico.

Non sono d’accordo con suo figlio C. quando pensa che dovrà usare il metadone per tutta la vita. Con la mia lunga esperienza posso dire di non aver mai visto nessun tossicodipendente usare il metadone per tutta la vita, anche se è stato usato per molti anni in precedenza. È importante invece che non faccia doppio uso di eroina e metadone, altrimenti annullerebbe l’effetto del farmaco. Questo è il motivo per cui è importante che ora prenda la giusta dose di Metadone, che lo faccia sentire bene, senza avere fretta di scalarne la dose. Il tempo è terapeutico ed è il nostro miglior alleato, specialmente per il trattamento dei tossicodipendenti.

Le auguro buona fortuna con suo figlio. Mi consideri disponibile per qualsiasi necessità.

Auguri.

Massimo Barra

LA MADRE RISPONDE ALLE PAROLE DI MASSIMO BARRA: 

Gentilissimo

Le sue parole mi hanno commosso, ma con lacrime di gioia. Spesse volte le parole gentili e la compassione significano molto. 

Sono contenta di aver avuto conferma da lei che il mio istinto non si sbagliava, sul fatto che la teoria del “far toccare il fondo” non sia utile alla guarigione di un tossicodipendente, come mio figlio C.

Inoltre sono lieta di sentire, dalla sua esperienza, che chi usa metadone, può con il tempo, arrivare a vivere libero dal farmaco e dall’eroina. 

“Il tempo è terapeutico ed è il nostro miglior alleato” Si, ne sono sicura!

Un po’ conosco Roma. Un nonno di mio figlio C. è vissuto a Roma perché lavorava per l’ONU, come nutrizionista, inviato molto spesso in alcune zone dell’Africa. Per questo anche C. conosce la città, soprattutto Trastevere.

Sto aspettando alcune informazioni, su ,possibili programmi di cura che prevedano la terapia sostitutiva, sostenuti dalla Croce Rossa in Germania. 

Terrò presente il suo invito, e la ringrazio per la sua disponibilità, mio figlio C. è ancora vivo, e finchè lo sarà, avrò la speranza che le cose potranno cambiare.  

Grazie e ancora grazie

A.   

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