Cos’è la cocaina?

La cocaina è estratta dalle foglie di coca, coltivate e masticate dalle popolazioni dell’America Latina. La cocaina ha avuto molti estimatori nella storia, compreso lo stesso Freud. Qualcuno l’ha definita “un sottile piacere del neurone”. Tradizionalmente sniffata, tirata per il naso, e usata prevalentemente in ambienti intellettuali o elitari, negli ultimi anni nel mondo occidentale è “scesa nelle strade” diffondendosi anche tra le classi meno agiate. La sua assunzione è possibile anche per via endovenosa.
 
In questo caso gli effetti sono molto più dirompenti e pericolosi dato che la dose raggiunge immediatamente il cervello, e possono portare alla morte per fibrillazione ventricolare e quindi arresto cardiaco, inoltre le impurità introdotte direttamente nel flusso sanguigno possono provocare setticemia e altre infezioni, le iniezioni ripetute danneggiano le vene provocando trombosi e ascessi, infine lo scambio di siringhe può essere veicolo di epatite e HIV. In uno dei passaggi per ottenere la cocaina dalle foglie di coca si produce un parente povero della cocaina chiamato crack, molto diffuso negli Stati Uniti, che, a dispetto del fatto che molti articoli di giornale lo abbiano messo al centro di un vasto dibattito con effetti di pubblicità indotta, non si è diffuso nel nostro paese. Il crack è un eccitante che viene abitualmente fumato.

Quali conseguenze?

Se l’eroina è un depressore del sistema nervoso centrale, la cocaina è un eccitante. Mentre l’eroinomane sotto l’effetto della sostanza è sedato, soddisfatto e appagato, il consumatore di cocaina è eccitato e quindi richiede sempre maggiori somministrazioni di sostanza. Per vena, poi, si dice che la cocaina sia tutto “flash”, cioè che esaurisca il suo effetto soprattutto nel momento del passaggio dall’ago alla vena e, in un certo senso, obblighi ad assumere altre dosi in breve tempo. Di fronte a un’intossicazione cronica da cocaina, qualunque farmaco risulta drammaticamente senza alcun effetto e inutile. La cocaina porta alla dipendenza; i tossicodipendenti hanno bisogno di aumentare le dosi per poter ottenere lo stesso effetto.
 
La sostanza ha un potere tale che qualunque farmaco rischia di sembrare un’umile cenerentola di fronte a una regina. Il vero dramma del cocainomane è l’anedonia, l’incapacità, cioè, di godere se non sotto lo stimolo della sostanza. Quasi una maledizione biblica di chi ha voluto forzare la mano avventurandosi in una sfera di piacere nella quale evidentemente non era consentito accedere al genere umano. L’astinenza da cocaina provoca depressione, sonnolenza, inquietudine, tremori, dolore ai muscoli e di conseguenza la voglia di consumare di nuovo con il rischio dell’overdose che può portare alla morte per arresto cardiaco, convulsioni o paralisi respiratoria. L’uso cotinuativo può essere causa di paranoia, allucinazioni e psicosi (perdita di contatto con la realtà). La mescolanza con alcool o con altre droghe aumenta i rischi; in particolare, l’alcool può stimolare l’aggressività.

Come intervenire?

Intossicazione E’ essenziale la sedazione del paziente, che prevede l’uso di dosi elevate di benzodiazepine per via endovenosa, con uso di neurolettici solo se persiste sintomatologia psicotica dopo la sedazione (rischio di complicanze neurologiche). Poichè la cocaina è responsabile di lesioni cerebrali e cardiache, è importante in caso di intossicazione evitare crisi ipertensive e anginose, mediante l’uso di nitroderivati per via sub-linguale.
 
Astinenza A differenza di altre dipendenze (alcool, eroina) non esistono terapie specifiche per l’astinenza da cocaina: i farmaci impiegati agiscono prevalentemente nel tentare di ridurre il “craving” per la sostanza. Tra questi, i più utilizzati sono gli stabilizzanti d’umore (carbamazepina), gli agonisti dopaminergici (bromocriptina), gli antidepressivi. Importante per evitare recidive è la terapia non farmacologica, in genere cognitivo-comportamentale. Un certo interesse ha suscitato recentemente l’osservazione che un farmaco anti-epilettico, il “vigabatrin”, tramite blocco del trasporto di dopamina ridurrebbe l’effetto gratificante della somministrazione di cocaina.

La legge

Il possesso per uso personale non è reato ma comporta sanzioni amministrative valutate dal giudice caso per caso: sospensione della patente, del passaporto. La vendita, l’acquisto e il possesso per uso non personale sono reati puniti con la reclusione da 8 a 20 anni e la multa da 50 a 250.000,00 €; per grandi quantità l’arresto è obbligatorio.

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