Cosa sono i cannabinoidi?

Con la parola “fumo” in gergo si indicano i derivati della cannabis sativa, pianta originaria dell’Asia Centrale, il cui consumo è esteso a tutto il mondo anche se i nomi con cui viengono definiti i cannabinoidi variano a seconda delle latitudini e delle longitudini. I più noti sono l’hashish, che è ricavato dalla resina della cannabis ed è preparato in piccoli blocchi o in polvere; e la marijuana, costituita dalle foglie e i fiori secchi della pianta femmina matura del cannabis. Ciò che più interessa non é tanto l’eccipiente, cioè “l’erba” in sé, quanto il principio attivo, la sostanza cioè capace di produrre effetti farmacologici.
 
Il principio attivo contenuto nei cannabinoidi è il Thc o tetraidrocannabinolo, il quale può variare da fumo a fumo in misura rilevante. Non è un caso se il fumo a volte viene definito con un aggettivo derivato dal paese di produzione come il Marocco o il marocchino, il libanese, l’afgano. Ognuno di questi tipi di fumo ha una sua peculiarità per capire la quale si può fare il paragone con quanto avviene nel caso dei vini: quello della Valle d’Aosta ha sicuramente una diversa concentrazione del principio attivo rispetto a quello della Lucania. Così un tipo di fumo varia dall’altro a seconda del clima, del tempo che faceva quando è stata coltivata la pianta, delle modalità di conservazione o di trasporto, di tutta una serie di fattori che influenzano la concentrazione del Thc che può essere assorbito attraverso i polmoni, se viene fumato, o attraverso l’apparato gastrointestinale se ingerito.

Quali conseguenze?

Quanto detto spiega la grande differenza negli effetti prodotti da queste sostanze, che durano circa 3/4 ore. Così molti ragazzi che hanno fumato uno “spinello” contenente una scarsa concentrazione di Thc sono portati a pensare che, tutto sommato, il fumo non faccia niente; mentre altri che hanno fatto uso di sostanze più concentrate, hanno avuto effetti molto più rilevanti, qualche volta deleteri, fino a ritrovarsi in paranoia e quindi avere una maggiore considerazione nei confronti di ciò che queste sostanze possono causare. L’effetto del fumo è sempre la risultante di un’interazione tra la sostanza e chi l’assume. In particolare esso sarà influenzato dal livello di equilibrio o squilibrio del sistema nervoso dell’assuntore stesso.
 
E’ evidente che un equilibrio precario faciliterà effetti più amplificati, per esempio l’andare in paranoia, cioè iniziare a delirare, rispetto a quelli in un soggetto in perfetto equilibrio psicofisico. L’erba è una sostanza utilizzata spesso per socializzare, non è un caso che lo spinello venga passato da una mano all’altra in un rituale che prende il nome di joint. Questo rende l’idea della facilitazione dei rapporti interpersonali indotta da un effetto di tipo disinibente della sostanza stessa. Tutti coloro che fanno uso di una droga “pesante” come la cocaina o l’eroina, in genere hanno iniziato con sostanze “più leggere” come i derivati della canapa indiana. Non è vero il contrario, non si può cioè affermare che il fenomeno dell’escalation, cioè il passaggio da una droga più leggera a una più pesanta colpisca tutti i fumatori di “canne” come è stato sostenuto con terrore da più parti. Il passaggio da una droga leggera a una pesante sembrerebbe dovuto più all’individuo che alla sostanza.
 
E’ evidente che se prendiamo un campione di ragazzi che fumano droga leggera e lo confrontiamo con un campione di ragazzi che non la fumano, sarà più probabile che il futuro eroinomane appartenga al primo gruppo piuttosto che al secondo. Il passaggio da una droga all’altra, insomma, non è effetto della sostanza, ma è la risultante del rapporto dialettico che si instaura tra individuo e sostanza stessa. Il fumo è un blando allucinogeno il cui effetto non è mai, mortale. Mentre, paradossalmente, ci si può uccidere consumando una droga legale come l’alcol, che in funzione della dose può diventare mortale. Questa osservazione non autorizza però nessuna illazione o deduzione automatica nei confronti del regime di sorveglianza che rende legale o illegale questa classe di sostanze.

La legge

Il possesso per uso personale non è reato ma comporta sanzioni amministrative quali: sospensione della patente, passaporto. Tali sanzioni sono decise dal giudice che valuta la quantità e le circostanze dell’uso. La vendita, l’acquisto ed il possesso per uso non personale sono reati puniti con la reclusione da 2 a 6 anni e la multa da 5.000,00 € a 75.000,00 €. Per grandi quantità l’arresto è obbligatorio.

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