La narrazione in forma di “ode” del rapporto tra la sostanza ed un tossicodipendente, scritto da una nostra paziente ex cocainomane del servizio Trattamento Integrato Ambulatoriale.

Ti ho portata addosso come una camicia, come un cappotto, come una tasca piena, come un bottone.

Si dice, che i tossicodipendenti non sentano i morsi della fame. Assumono te, non così cara cocaina, e tutti i bisogni fisiologici vengono meno, mentre tu invece ti nutri eccome: vivi del potassio e del magnesio che trovi nelle fasce muscolari e nelle retine, fai di noi dei fotofobici, mentre tu alla luce te la spassi, ci rendi felici, questo è quello che sembra, ci mangi dall’interno, questo è quello che succede.

Un tossicodipendente ti consuma tutti i giorni: ti cerca e ti trova sempre, ti porta a cena, ti aspetta con la mano tesa, ti accompagna spesso a casa, ti dedica le sue azioni più spericolate, le chiacchiere più fitte, a volte ti nasconde, racconti bugie sempre più complicate, castelli sempre più alti, specchi sempre più lunghi su cui arrampicarsi. Il tutto si tramuta nel solo e costante desiderio di tornare da te, come degli amanti, come spasimanti. Sei adorata come una star, non così cara cocaina, sei nella mente di centinaia di migliaia di uomini e donne ogni minuto, come una reginetta del pop, come un belloccio di Hollywood, seduci e abbandoni, e aspetti in silenzio che ti si venga a cercare.

Ti ho portata addosso come una foglia morta, come un rimpianto, come un colore, come una colpa.

Di tutto quell’amore che i tossici nutrono per te, come un’affermata femme-fatale, tu te ne sbatti, e non ti rendi conto che tutti quegli adulatori hanno occhi, orecchie e sentimenti solo per te. I ricettori del piacere si spengono e a noi tossici all’improvviso sembra non piacere più niente: come colpiti da un lutto interiore, smettiamo di provare piacere nel fare le cose più semplici, come scegliere cosa indossare al mattino, come leggere il capitolo di un libro, come guardare un telefilm.

Diventiamo metodici, grigi, e ci infiliamo in un circolo di azioni sempre uguali, aspettando con cordoglio il momento di tornare da te. A volte, il senso di colpa ci mangia: cosa stiamo facendo? Perché la desideriamo così tanto? Come in ogni storia d’amore ci sono colpe da entrambe le parti, ma tu sei l’oggetto del desiderio e colpe non te ne diamo mai, gelosamente le riserviamo a noi, stupidamente le volgiamo a chi davvero ci vuole bene.

Ti ho portata addosso come le mie mani, come la mia voce, come la mia stanchezza, come un regalo.

Sì, un regalo. Sei tra i maggiori mali di questo millennio, eppure spesso vieni proposta come una cortesia. Guarda che ti ho portato, dice qualcuno, c’ho un regalino, ci facciamo serata insieme, domani non ci pensiamo. Ogni sera diventa un tradimento verso chi veramente vorrebbe il nostro tempo e le nostre lucide attenzioni.

Sai, cocaina, sei un amore economicamente impegnativo da mantenere, come una moglie che compra scarpe in continuazione, hai arrossato gli estratti conto di milioni di persone, l’hai fatto anche col mio, eppure non ho demorso. Mi hai fatto odiare le parti più rappresentative di me, la mia figura professionale, il mio olfatto, il mio tempo libero.

Perché io? Me lo domando sempre. Perché non io? Me lo rispondo sempre.

Ti ho portata addosso come una ruga nuova, come un sorriso, come una giornata di sole alla metà di Maggio.

Mi sei stata amica. Mi hai fatto credere di essere più forte insieme a te, ti assumevo per muovermi tra la gente in modo dissoluto, diventavo indiscreta ma forse ero più simpatica, diventavo estremamente loquace ma forse più superficiale, mi sentivo brillare, senza di te mi sentivo annerire e se non eri con me pensavo che se ti avessi preso, se ti avessi preso, se ti avessi preso, qualunque cosa sarebbe andata meglio.

Poi hai iniziato a farmi male. La tua euforia mi dava il mal di testa, l’adrenalina diventava rabbia liquida e respirare sembrava difficile, come se l’aria diventasse più densa e i polmoni molto più piccoli. Neanche dopo questo ho demorso e sono tornata da te, per stare male e sentirmi coccolare.

Ti ho portata addosso come la voglia di ricominciare.

Tante volte ho detto: questa è l’ultima. Mi organizzavo bene, facevo in modo di stare in un certo posto, in una data ora, volevo essere sola, e continuavo a dirmi che sarebbe stata l’ultima volta. Soltanto quando mi sono vista davvero sola con te ho iniziato a pensare a come farla finire, questa nefasta storia d’amore.

Di tutte le maschere che potevo scegliere perché ho portato addosso la tua?

Total Page Visits: 17890 - Today Page Visits: 6