Nell’immaginario collettivo il tossicodipendente tipo è l’eroinomane che vaga barcollando per le strade delle nostre città, chiedendo “2 spicci” per alimentare la sua dipendenza, per poi spingersi anche a fare qualche reato. Ma questo è un banale luogo comune, che non corrisponde alla variegata realtà del mondo delle dipendenze, realtà che molti non vogliono vedere, forse per esorcizzare un’atavica paura che possa capitare a qualcuno a loro vicino e che potremmo riassumere dicendo:

“ la droga è democratica, colpisce tutti i ceti sociali” Massimo Barra Fondatore Villa Maraini-CRI.

Oggi raccontiamo 2 storie di medici, Ferdinando, in cura presso il Trattamento Integrato Ambulatoriale (un servizio che offriamo a chi lavora o comunque non può allontanarsi dal suo contesto di vita sociale, avente la medesima efficacia terapeutica di una Comunità, ma senza l’obbligo di una presenza giornaliera, insomma “on demand”) e Federico, in cura presso la nostra Comunità Terapeutica Semiresidenziale (un servizio h12 che permette all’utente di tornare ogni sera in quella realtà di vita, che deve imparare a gestire senza l’ausilio di sostanze).

Ferdinando 55 anni in cura a Villa Maraini da Marzo 2018 presso il TIA dopo aver sperimentato un’altra comunità a carattere lavorativo, ha iniziato a 20 anni durante l’università ad assumere cocaina con il suo migliore amico, così, tanto per essere sopra le righe. L’idea della trasgressione prende il sopravvento ed invece di assumere la sostanza per risultare più brillante all’interno del suo gruppo di amici universitari, decide di intensificare l’assunzione circondato da nuovi amici utilizzatori come lui. Scattano i party a base di cocaina.

“Studiavo medicina, conoscevo gli effetti della sostanza, ma proprio questo, invece di tenermene alla larga, mi ha dato la presunzione di sapere come gestirla.”

Federico 42 anni entra a Villa Maraini nel 2017 nel servizio Restart (una disintossicazione di circa 15 giorni con obbligo di residenza h24) dopo aver passato la sua giornata “bing” con la cocaina (assunzione estrema fino a provacarsi quasi un collasso) a casa della nonna. Alla fine del breve percorso entra nella Comunità Terapeutica dove è tutt’ora in cura. Anche lui ha un precedente nel 2009 in altra comunità, finito con una ricaduta. La sua storia di droga inizia a 17 anni durante la festa di compleanno di un suo amico, dove prende la prima “botta” di cocaina. Una vita da sportivo la sua, dove l’unico vizio era bere una birra con i compagni di squadra e niente più. Ma la cocaina ormai era entrata nei suoi neuroni e così, dopo una brillante laurea in medicina, durante il durissimo periodo di specializzazione in Ospedale, decide di “aiutarsi” con un po’ di cocaina.

“Quando andavo alle cene con i colleghi mi sembravano tutti brillanti, riposati e belli, io invece, mi sentivo uno straccio per lo stress lavorativo, così assumevo cocaina prima di andare, per sentirmi meno diverso da loro”

Ferdinando prosegue spiegando che: “Quando ho iniziato a guadagnare tanto dopo la laurea conseguita brillantemente, ho potuto consumare di più, ma con lunghi periodi di pausa, anche mesi. Questa il motivo che mi ha dato l’illusione di non essere un tossicodipendente. Col passare del tempo questi mesi di pausa diminuivano, mentre le quantità di coca assunte aumentavano. Per fortuna sono stato sempre responsabile, tanto che alcuni giorni in cui tornavo a casa alle 6 del mattino strafatto, chiamavo in Ospedale e, adducendo scuse che oggi ritengo davvero assurde, non mi presentavo al lavoro”.

Federico: “dal grammo di coca consumata solo al Sabato sera ero arrivato a 5 grammi a sera ogni giorno tolto il Sabato dove prendevo 10 grammi. Ma il cervello quando andavo a letto continuava a viaggiare e non voleva sentirne di farmi dormire, così mi sono spinto verso una nuova dipendenza: le benzodiazepine, quindi mi curavo dagli effetti della cocaina con dei potentissimi calmanti.”

Vita patinata per Ferdinando che si sentiva un Dio grazie alla sostanza, ritenendo di poter fare la doppia vita per sempre, convinto di non avere un problema perché in grado di interrompere le assunzioni per brevi periodi. Ma come tutte le storie di droga arrivano i guai giudiziari, che l’hanno costretto a scegliere una Comunità dove farsi curare, così entrato in contatto con Barra, decide di affidarsi a Villa Maraini.

“Io ero un soggetto molto a rischio, per il fatto di riuscire a smettere per brevi periodi, questo mi rendeva sempre vulnerabile, perché era come se la cocaina fosse lì, ad aspettare che io l’assumessi. Ma ora, dopo anni di terapia, sento di avere degli strumenti per far si che questo non accada più, semplicemente devo stare più attendo di altri, in modo da non ricadere in dinamiche che mi possano portare alla ricaduta.”

I guai per Federico arrivano quando la fidanzata gli chiede di scegliere tra lei e la cocaina, ovviamente è la sostanza ad averla vinta, le serate passano chiuso in casa ad assumere in solitudine. Aumenta la sua conflittualità sul lavoro e si licenzia, quindi prova un percorso di cura che fallisce, esce forse disintossicato ma non curato, si sposa fa un figlio, ma ci sono sempre le benzodiazepine nella sua vita, così a distanza di 6 anni la moglie lo caccia di casa e gli vieta di vedere il figlio. La crisi è una forte alleata della cocaina che ritorna prepotentemente nella sua vita: “ Non sopportavo più le persone, mi sentivo incompreso e vessato e questo, come un circolo vizioso, mi portava ad aumentare il numero di assunzioni, fino al giorno in cui a casa di nonna ho proprio esagerato e ho deciso di andare a Villa Maraini a chiedere una mano. L’incontro con Barra fu dirompente per me, perché mi disse che ero un’anomalia per la sua struttura, in quanto il “chirurgo” non chiede aiuto, di solito si ammazza di droga. Queste le sue parole che mi hanno molto colpito li per li, ho pianto, ma oggi che ho visto molti colleghi morire di droga, ho capito quanto fosse vero e che mi sono fermato in tempo.”

Ferdinando: “Una volta entrato in cura a Villa Maraini, sono venuto in contatto con una realtà diversa dalla mia. Nel gruppo di cura c’erano persone che provenivano da situazioni molto degradate, questo mi ha fatto sentire uno scemo. Avevo tutto, provenivo da una buona famiglia, ho fatto una carriera brillante,  forse non ho giustificazioni a differenza di altri che provengono da situazioni nettamente svantaggiate. Sapere che c’era anche Federico a Villa Maraini è stato un sollievo, un medico come me, con cui confrontarmi, parlare di cose della vita che avevamo in comune, beh mi ha aiutato molto.”

Federico: “Quando mi hanno detto che sarebbe arrivato Ferdinando, un medico, pensavo che mi stessero prendendo in giro, tanto ero contento, certo non per lui, ma perché un altro medico aveva fatto la mia stessa scelta, quindi non ero così fuori contesto tutto sommato. ”

Ferdinando: “Ora guardo al futuro con positività, perché grazie alla terapia e lontano dalla cocaina, che ti toglie qualsiasi voglia di reagire e di affrontare le cose, sono riuscito a scrollarmi di dosso una parte della mia vita molto pesante e negativa, che mi spingeva ad assumere sostanze.  Vorrei continuare a fare il medico e collaborare con Villa Maraini, per essere di aiuto, qui mi sono sentito nel posto giusto, forse per la prima volta nella mia vita.”

Federico: “ L’unica cosa che so fare è il medico, quindi voglio continuare a farlo, ma finalizzato ad aiutare chi è al di fuori del servizio sanitario nazionale, o forse anche di più, come partire per fare il chirurgo nei luoghi di guerra, magari con la divisa di Croce Rossa.”

 

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