Ricostruire una vita bombardata dalla sostanza anche attraverso la cura dell’orto

Al Centro di Prima Accoglienza di Villa Maraini, è stato preparato l’orto con prodotti invernali, dai ragazzi che ogni giorno vengono nella nostra struttura, per avere un primo approccio con la terapia che li potrà aiutare a superare la dipendenza. Marco ed Enrico ci aiuteranno a capire come la cura dell’orto possa essere utile ad un ex tossicodipendente, ma soprattutto parleranno della loro storia e dell’esperienza a Villa Maraini.

“ho iniziato durante il periodo in cui ero al Liceo Linguistico, per capire cosa aveva provato la generazione ribelle degli anni 60 a prendere allucinogeni, in che mondo ti proiettava, come ti facevano sentire. Ma da lì all’abuso di cocaina il passo è stato molto breve” ci racconta Enrico 33 anni, ragazzo della Roma bene che abita in un quartiere residenziale della Capitale, utilizzatore di cocaina dall’età di 17 anni e da luglio in cura presso il CPA.

“quello che mi eccitava di più del consumo di eroina, era il momento in cui, con la macchina, passavo a prendere tutti i miei amici, per andare a cercare lo spacciatore che ci vendesse le dosi. Poi ci facevamo e quelli che consideravi amici, con cui fino ad un momento prima si era sprigionata una grande energia, diventavano persone verso cui provavi risentimento, da guardare con sospetto, dei nemici” Marco 35 anni, è stato uno studente universitario fuori sede a Roma, dall’età di 17 anni consumatore di eroina, in percorso di cura da Luglio.

Enrico: “per capirci per me la cocaina era la coperta di linus, mi dava quel conforto come quando la mattina d’inverno, suona la sveglia ma è freddo e non vuoi abbandonare il tepore che ti da il piumone. Pensavo di potermi rifugiare dal mondo esterno pippando la sostanza, ma in realtà mi isolavo sempre di più e soprattutto dopo il suo effetto stavo molto peggio”

Marco: “ per me l’eroina era la ciliegina sulla torta se le cose andavano bene ed un conforto se andava tutto male. Mi spiego se passavo un esame all’Università, volevo festeggiare con una dose, conquistavo una ragazza? Altra dose. Litigavo con la famiglia, che si stava rendendo conto del mio problema, dovevo farmi, così via fino al punto in cui ho capito che volevo solo la sostanza e niente più”

Enrico: “Il nostro stato ora è come di un uomo che vive in città e va al supermercato per comprare da mangiare, poi scoppia una guerra scattano i bombardamenti e non si trova più nulla. Quindi per mangiare si deve ritornare a coltivare la terra. Ecco noi abbiamo avuto una vita che è stata bombardata dalla sostanza e ora, anche attraverso la cura dell’orto, ci potremo “sfamare” e cercheremo di capire come riprenderci la vita come era prima della dipendenza”

Marco: “L’orto mi sta aiutando a superare il concetto del “tutto e subito”, cui la sostanza mi ha abituato. Coltivando non puoi avere fretta, devi curare una cosa con attenzione quasi con amore, per poi poter vedere, dopo molto tempo, il frutto. Questo mi sta insegnando a saper attendere. Quando si inizia una cura di riabilitazione, ad i primi successi, hai subito la voglia di andare via, ti va stretta la situazione e soprattutto i discorsi che ti fanno gli operatori, sulla necessità di passare almeno 2/3 anni in cura. Occuparsi di una cosa che ti riempie le giornate facendole accumulare una dopo l’altra e spingendoti verso l’obiettivo, è vitale.”

Enrico: “Io mi ritengo, o almeno lo ero, anche a detta degli altri, una persona attenta ai bisogni altrui e desideroso di aiutare. Ma ora non ne sono più in grado, perché prima mi devo curare, così per assurdo il fatto di potermi occupare di una o più piante, mi fa sentire utile e mi restituisce quella dimensione che ho dentro per carattere: aiutare”

Marco: “ che poi io ero uno sportivo prima di usare sostanze e non mi piace stare sempre fermo, quindi zappare tutto un orto mi piace molto, mi appaga e questo insieme alle molte altre attività che svolgiamo, mi fa andare a letto la sera appagato.”

Perché avete scelto proprio la nostra struttura per iniziare un percorso di cura?

Enrico: “Villa Maraini ti protegge come una comunità che sta fuori dai grandi centri urbani, magari su una collina sperduta, ma ti lascia nel mondo reale con tutte le problematiche del caso, fornendoti gli strumenti per affrontare le varie situazioni. Inoltre accettando tutti senza distinzioni e pregiudizi, ti fa mischiare con realtà sociali molti lontane dalla tua e questo ti aiuta a capire fino a dove la droga ti può portare”

Marco: “Quando entri qui al primo colloquio con l’operatore, senti come se già ti conoscesse, forse perché 20/30 anni prima anche lui ha vissuto le stesse dinamiche e ti senti subito in buone mani, e inizi a pensare che sanno cos’è meglio per te. Per esempio io avevo pessimi rapporti con i miei genitori, mio padre aveva anche chiamato i carabinieri per denunciarmi. Una terapeuta mi fece notare però come altre persone del nostro gruppo, più in difficoltà di me, non avessero il sostegno della famiglia. Questo mi ha fatto riflettere, così piano piano ho riallacciato i rapporti ed ora mi stanno sostenendo moltissimo.”

a cura di Stefano Spada

Ufficio Stampa Villa Maraini ONLUS

2018-11-30T15:23:38+00:00