Porterò con me per sempre un ricordo bellissimo: l’esperienza vissuta a bordo della goletta “Oloferne”, la barca a vela dell’Associazione di promozione sociale “Nave di Carta”, che si occupa di diffondere la cultura della vela e sensibilizzare alla tutela dell’ambiente. Riguardando le foto di quei giorni mi sale una forte nostalgia di quei momenti. Parto dall’inizio: sono un utente di Villa Maraini – Agenzia Nazionale di Croce Rossa Italiana per le dipendenze patologiche, nella comunità terapeutica semiresidenziale, dove sto facendo un percorso di riabilitazione dall’uso di sostanze stupefacenti. Proprio qui, a me e agli altri utenti in cura, è stata data la possibilità di vivere questa esperienza. Ero davvero felice di poter partecipare. Occasioni così, in passato, le ho sempre evitate o scartate a prescindere, per paura di non essere all’altezza o abbastanza. Così partiamo: io, altri sei compagni di percorso e due operatori della comunità. Eravamo tutti entusiasti, un po’ impauriti, ma soprattutto molto curiosi. Con il mezzo messo a disposizione dalla Fondazione arriviamo a La Spezia, dove ci saremmo imbarcati per tre giorni. Ricordo ancora il momento in cui abbiamo salpato: i nostri sorrisi, il vento fresco sul viso e il profumo del mare. All’inizio sistemammo le nostre cose nelle cabine, poi facemmo un breve briefing con il comandante e l’equipaggio sulle regole di bordo da conoscere. Di tutti quei termini marinari ricordo solo “cazza la randa”… e già così è tanto, perché per impararli tutti ci vorrebbe almeno un mese! Poi iniziammo con le prime manovre. Ci siamo coordinati, ognuno con un ruolo preciso. Eravamo un tutt’uno: noi, il vento, il mare e “Oloferne”, così si chiama la barca a vela. Da subito si è creata una specie di magia: la barca danzava tra le onde e noi con lei. Fin da subito abbiamo sentito qualcosa cambiare: siamo diventati una famiglia, oltre che un equipaggio. Come in ogni famiglia, c’era chi cucinava, chi apparecchiava, chi sparecchiava e chi si occupava che tutto fosse in ordine. I Pranzi e le cene in mezzo al mare, condivisi con persone a cui vuoi bene, non hanno prezzo. La parola che usavamo più spesso era “benessere”. Noi, che per tanto tempo abbiamo conosciuto soprattutto il malessere. Sembra strano, ma è proprio così: questa esperienza ci ha lasciato questo.Il benessere lo respiravamo ovunque: la mattina, guardando il sole sorgere; la sera, quando tramontava; durante le cene, tra racconti e risate; e la notte, cullati dalle onde. Quando sei lontano dalla frenesia della città, da tutto e tutti che corrono, e ti ritrovi in mezzo al mare, è come se il tempo si fermasse.
E allora inizi a notare le piccole cose, a vedere e sentire tutto in modo diverso: più consapevole, più attento, anche un po’ più romantico. Ti accorgi di quanto la vita sia bella e di come la felicità si nasconda proprio nelle cose più semplici. Consiglierei a tutti di fare un’esperienza del genere, perché lascia davvero qualcosa che non si dimentica. Voglio ringraziare di cuore Villa Maraini – Croce Rossa Italiana e tutti gli operatori che, con dedizione, cura e amore, ci aiutano a imparare a vivere meglio, mostrandoci alternative e dandoci opportunità come questa, che porterò sempre con me. Un ringraziamento speciale va anche a Gabriele Mazzoleni che, con la sua barca “Briseide”, nei mesi precedenti ci ha fatto avvicinare per la prima volta al mondo della vela; al comandante di “Oloferne”, Marco Tibiletti, e a tutto il suo fantastico equipaggio di volontari, che con entusiasmo e passione ci hanno regalato giorni fatti di condivisione, gioia e spensieratezza. Realtà come “Nave di Carta” sono fondamentali oggi, sia per la tutela dell’ambiente sia per l’attenzione verso persone e situazioni come la nostra.
Buon vento a tutti noi!